Tre assaggi di Simenon

Non avevo mai letto Simenon. I miei ricordi erano quelli dei telefilm di Maigret con Gino Cervi che vedevo da bambino. Ricordo ancora bene la sua pipa, il suo cappello e i suoi baffi, ma neppure una scena di quei polizieschi che per me erano ancora troppo complessi da seguire. Così Simenon era sempre rimasto un autore poco attraente. E anche quella produzione sconfinata, che intimorisce e insospettisce solo ad avvicinarsi allo scaffale in libreria. Poi un giorno ho letto una recensione de La scala di ferro e ho pensato che forse poteva valer la pena provare, cosi alla prima occasione l’ho comprato e l’ho letto; sono seguiti L’uomo che guardava passare i treni e poi Cargo.  Per ora mi sono fermato qui e ancora non mi è venuta nessuna voglia di avvicinarmi a Maigret, ma questi tre assaggi sono abbastanza per cominciare a pensare che sì, Simenon era un  grande scrittore e che a piccole dosi, forse poco conciliabili con l’imponenza della sua opera, può entrare a far parte delle mie letture.

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Genova, 14/8/2018

ponte-morandi-lutto.jpgNel giorno del dolore, un pensiero.
A chi sotto quelle macerie ha lasciato la vita.
A chi piange la loro perdita.
Agli sfollati.
A chi ha prestato e sta prestando soccorso.
Alla mia città ferita.

Alpenstock

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Diversamente dalla mountain bike elettrica di cui parlavo l’altra volta, i bastoncini da montagna sono un accessorio che conosco e uso da molti anni. La moda arrivò dalla Germania una ventina d’anni fa. Fino ad allora aiutarsi con un bastone durante le camminate in montagna era considerata una cosa da vecchi o un vezzo da fungaioli. Poi i turisti tedeschi cominciarono a circolare con questi bastoni telescopici e anche dalle nostre parti qualcuno cominciò a pensare che forse a qualcosa possono servire. Oggi una buona metà delle persone che si incontrano sui sentieri li usano. Da quando li ho provati molto tempo fa, soprattuto da quando la fatica si fa sentire di più sulle mie ginocchia, cerco sempre di portarli con me, almeno nelle camminate più impegnative e dove le salite, ma soprattutto le discese, sono ripide e piene di salti.

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Val Fiscalina – Rifugio Locatelli alle Tre Cime – Rifugio Comici

Percorso ad anello: 6-7 ore (1200 m) – Solo salita al Locatelli 3 ore (900m)

IMG_2044.JPGLe Tre cime di Lavaredo, praticamente il simbolo delle Dolomiti. Un posto così famoso che chiunque passi da quelle parti, appassionato di montagna o meno, deve avvicinarsi alle loro pendici, se non altro per poter dire di esserci stato. Così andarci in estate dal versante veneto può essere un vero incubo. Torme di turisti si avventurano in auto su per la strada a pedaggio che porta al Rifugio Auronzo, o si accalcano sui bus che partono da Misurina; pochi ardimentosi affrontano la salita a piedi. Raggiunto l’Auronzo, molti si avviano in processione su per la carrabile fino al vicino Rifugio Lavaredo. Molti meno proseguono verso la Forcella Lavaredo e poi per il traverso alle pendici del Paterno che porta al Rifugio Locatelli alle Tre Cime. Nonostante la selezione in quest’ultimo tratto, la ressa al Locatelli e per i sentieri che attraversano l’area tra questo e le Cime è ancora notevole, decisamente poco sopportabile per chi in montagna cerca natura e pace.

Avvicinarsi alle Tre Cime dal versante Altoatesino invece è tutta un’altra storia. Bisogna affrontare tre ore di camminata lungo sentieri ripidi, frequentati da relativamente poche persone anche in alta stagione. E attraversare paesaggi meravigliosi, tanto che, senza nulla togliere alla magnificenza delle Tre Cime, quando si arriva alla ressa del Locatelli vien voglia di fuggire prima possibile… magari per una strada diversa.

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E-MTB

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Ho provato una mountain bike elettrica e devo dire che è una gran bella invenzione. Qui in Val Badia dove sto passando le vacanze è diventata un mezzo di trasporto diffusissimo, oltre che uno sport che ha conquistato turisti e valligiani e sta rapidamente soppiantando le mountain bike tradizionali. La ragione è facile da capire.

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Pensierino (*)

Quando cammini
alza gli occhi a guardare il cielo
guarda gli alberi e le case
e il volto della gente che incroci.
Ignora le righe per terra
calpestale senza pensarci.
Sorridi: è dal sorriso che nasce la felicità.
(occhio a non inciampare
e a non pestare le merde).

(*) Pensierini sono i primi componimenti liberi per i bambini delle elementari, a cui si chiede di esprimere pensieri autonomi ben prima che siano in grado di svilupparli in un tema. Forme nobili di questo tipo esistono sia in poesia che in prosa, per esempio epigrammi, haiku, massime e aforismi. Per quanto mi riguarda, continuo a preferire i pensierini. 

Da Nervi a Bogliasco

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Percorso ad anello – dislivello 200m – 2 ore

“Appena scesa alla stazione del paesino di Sant’Ilario tutti si accorsero con uno sguardo che non si trattava di un missionario”

Sant’Ilario è nota alle cronache per essere menzionata nella canzone Bocca di Rosa e perché ci abita Beppe Grillo. Per molti anni ho creduto che la stazione del paesino di Santi’Ilario fosse un’invenzione di De André, dato che Santi’Ilario non è proprio un paesino, è piuttosto il fianco del monte alle spalle di Genova Nervi, ripido e attraversato da un’unica strada che lo collega all’Aurelia. Poi ho scoperto che la stazione esiste davvero, anche se in disuso da molto tempo e situata vicino al mare, nella zona di Nervi che noi genovesi conosciamo col nome di Capolungo. Eccola qui in fotografia.

Un amico nerviese dice che sua nonna, riferendosi agli abitanti di Sant’Ilario, ancora parla di povie gente (povera gente), contadini che vivevano di sussistenza coltivando le fasce (terrazze) strappate alla montagna a forza di scavi e muretti a secco. Che suona abbastanza singolare, considerato che ora Sant’Ilario è un quartiere esclusivo fatto di residenze lussuose immerse nel verde e affacciate sul mare. Eppure in mezzo alle ville, specie nelle zone non raggiungibili in auto, sopravvivono non poche vecchie case, spesso ristrutturate in economia, dove persone che vivono qui da molte generazioni continuano a coltivare l’orto e curare gli ulivi, adattandosi a una spola non semplice tra casa e città pur di non abbandonare questo posto meraviglioso.  Forse è proprio questo carattere eclettico tra lusso, natura e tradizione che rende Sant’Ilario così affascinante, a parte ovviamente la vista spettacolare su Nervi e sul mare.

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Il bosco d’inverno

IMG_2167La mattina presto i cervi risalgono il pendio ripido. Esitano sul bordo della strada, poi attraversano guardinghi e riprendono la salita in fila indiana nella neve, guidati dal capo branco, fino a sparire sotto i primi alberi. La neve scende fitta e leggera dal cielo grigio chiaro, senza vento; il bosco di abeti sonnecchia ancora; le montagne sono scomparse dietro il velo della nevicata. Oggi non si scia, sarà una giornata pigra e lenta, buona per una passeggiata nel bosco.

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Sono nato bianco

Certo ne girano di cazzate su Internet. Non frequento i social network, mi bastano già quelle che ricevo via WhatsApp da amici e parenti. Qualcuna fa proprio ridere, qualcun’altra solo sorridere, poche sono davvero intelligenti; molte sono volgari, carnascialesche, ciniche, melense, macabre, sessiste, politicamente scorrette; per lo più sono insignificanti. Nel complesso mi fa piacere riceverle: un pensiero di un amico per condividere un sorriso. Qualche volta liquido con una smorfia quelle di cattivo gusto, ma raramente mi sento offeso. Qualche giorno fa ne ho ricevuta una che mi ha davvero disturbato. Mi sono chiesto perché. E la risposta è in questo articolo di oggi di Furio Colombo su Il Fatto: “Elezioni: già sappiamo che ha vinto la Lega”. Non si tratta di previsioni sui risultati delle elezioni a venire, solo di osservazione della realtà: si è ormai affermato un insieme di disvalori e un fronte d’odio che hanno infettato l’Italia. E capisco che quel post trasmesso con la leggerezza e la noncuranza di una catena su WhatsApp ne è un condensato. Con riluttanza per quanto mi ripugna il suo contenuto lo riporto di seguito.

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L’ateismo militante non è laico

[So che è un argomento troppo impegnativo per un blog, troppo complesso per essere trattato in mezz’ora. Ma volevo scrivere su queste cose già da un pezzo e ora vedo che esimi intellettuali si permettono di trattarle nello spazio di una colonna. Prendo esempio e mi adeguo, per quel che vale. Se non altro servirà a chiarirmi le idee.]

Sull’Espresso del 23 luglio Eugenio Scalfari scrive un articolo dal titolo – e sottotitolo: “Atei militanti ecco perché sbagliate – Un conto è non rispecchiarsi in alcuna religione rivelata. Altro è credere, in modo assoluto e intollerante, nel grande nulla”. In realtà non è chiaro se il titolo sia suo (nei giornali i titoli li fa quasi sempre qualcun altro) e il termine “militante” non compare più nel testo, che sembra prendersela genericamente con gli atei, ma l’intenzione mi pare quella. Gli risponde puntuale Angelo Cannatà su il Fatto quotidiano del 30 luglio: “Scalfari, ora devi spiegare ai lettori cosa pensi degli atei”. Da biografo-esegeta di uno Scalfari che si è sempre dichiarato non credente, Cannatà si dice sorpreso (ma pare si senta indignato e tradito) da questa presa di posizione e timoroso che sia – orrore e vergogna! – sintomo di una conversione tardiva dell’anziano intellettuale.

Vorrei poter dire di essere d’accordo con Scalfari e credo sia così nella sostanza, ma bene fa Cannatà a chiedergli spiegazioni perché il testo di Scalfari è insoddisfacente e intriso di una stizza che lo allinea all’intolleranza di coloro che attacca. Si vede che qualche ateo militante lo ha innervosito di recente. Comunque stiano le cose, dirò cosa ne penso io, che sia aderente allo Scalfari-pensiero o no.

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Val di Fassa e dintorni

Camminare e stancarmi in montagna, calarmi completamente nella natura e usare tutti i miei sensi per apprezzarne la bellezza: è questo il modo migliore per sentirmi qui e ora, quella sensazione che dovremmo cercare in ogni istante della nostra vita e che quasi sempre perdiamo, vittime come siamo del tran tran quotidiano.

Da molti anni passiamo vacanze sulle Dolomiti. Siamo innamorati di queste montagne e ne abbiamo esplorato molte zone, per lo più sul versante altoatesino: dai gruppi del Sella e Sassolungo, su attraverso Fanes, Sennes e Braies, fino alle Dolomiti di Sesto. Nel periodo recente, per una dozzina d’anni di fila abbiamo fatto base in bassa Badia, ospiti di un maso che per noi resta “casa”. Quest’anno abbiamo cambiato versante, spostandoci a sud del Sella, con base a Canazei, per visitare la val di Fassa e le montagne che la circondano. Per quel che siamo riusciti a capire in questi pochi giorni, queste zone non hanno nulla da invidiare a quelle che già conosciamo, a parte forse una minor cura dei sentieri e della segnaletica. I panorami sono come sempre mozzafiato e l’accoglienza è ottima e organizzata. La scelta delle gite è stata piuttosto estemporanea, qualche volta seguendo consigli o cercando itinerari noti, altre volte decidendo in base a quel che ci suggerivano intuito e cartine. Ne è venuto fuori un assortimento eterogeneo: qualche gita impegnativa da veri escursionisti, qualche passeggiata pigra, buona per le gambe fiacche. Nell’insieme siamo stati fortunati sia nelle scelte che nel meteo. Quel che segue è solo un breve resoconto della nostra vacanza, caso mai qualcuno fosse interessato alle stesse gite.

Primo giorno: Val de Contrin – Passo San Nicolò

Secondo giorno: Passo San Pellegrino – Forcella Pradazzo – Rifugio Laresei

Terzo giorno: giro del Sas Becé

Quarto giorno: sentiero Friedrich August e Val Duron

Quinto giorno: “ritorno a casa” in Val Badia

Sesto giorno: Piz Boè

Settimo giorno: sentiero attrezzato delle Scalette fino al lago d’Antermoia e ritorno dalla valle del Vajolet

Ottavo giorno: passo Fedaia da Pian Trevisan

Nono giorno: Sentiero attrezzato del Gronton e laghi di Lusia

Decimo giorno: Val Venegia e Trekking del Cristo Pensante

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Bella vita, bella morte

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Sono stato a un funerale. Il funerale di un ottantaseienne che ha avuto fino all’ultimo l’entusiasmo e l’energia di un ragazzo, sempre pieno di vita e di amore per la vita, una vita nella musica e per la musica. Diritto e asciutto, ha continuato a spremere note dal suo sax fino all’ultima sera. Anche se si sentiva un po’ strano. L’ictus lo aveva già attaccato, ma lui non lo sapeva ancora. E forse non lo ha mai saputo. È tornato a casa sulle sue gambe e se n’è andato nel sonno.

Ho visto gli occhi arrossati di molte persone adulte. E non parlo solo dei famigliari. Perché tutti gli volevano bene, perché la sua morte ha colto tutti impreparati, nonostante l’età.

Un funerale non è mai una cosa piacevole, eppure questa volta ho provato almeno un senso di serenità. Se n’è andata una bella persona, che ha vissuto fino all’ultimo una vita lunga, intensa e condivisa. Se n’è andata senza paura e senza sofferenza. Ci mancherà.

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Sul Monte di Portofino

davQuando un americano mi chiede dove abito e rispondo a Genova, di solito annuisce ma non ha la minima idea di dove si trovi. L’Italia è un paese piccolo nella lontana Europa, dalla forma buffa, il cibo proverbialmente buono e gli uomini politici improbabili (forse quest’ultima cosa non fa più scalpore, anche dalle loro parti si difendono bene). Se invece ha viaggiato e conosce la geografia, ci pensa un po’ e poi dice “ah sì… è un posto vicino a Portofino, vero?”.

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USA 2016

There was no planning for insanity. With enough revolutions and elections, enough transfers of power, eventually a madman would take the reins. It was inevitable.

Hugh Howey – SHIFT

Naturalmente si tratta solo di un romanzo di fantascienza post-apocalittico, ambientato in un futuro prossimo distopico. Nel mondo reale noi continueremo la nostra vita pensando che tutto sia normale, che il nostro mondo proceda su un binario stabile. Almeno per ora.

Speriamo che sia così.

Ventata di ottimismo

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Nel nostro paese civile, avanzato e tecnologico due treni si scontrano frontalmente: 23 morti e 52 feriti in uno scenario da incubo. E questo perché in quella tratta a binario unico il traffico è regolato manualmente, via telefono o fonogramma tra capistazione. “Fonogramma”, una parola che pensavo non si usasse più. Nessun controllo automatico, sensori, computer, dispositivi di sicurezza, macché.

Passano due giorni. Continua a leggere “Ventata di ottimismo”

Quattro passi sul Monte Antola

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Troppo spesso dimentico di vivere in un meraviglioso angolo di mondo chiamato Liguria, in una città sul mare che è anche a un passo dalle montagne. Troppo spesso perdo il mio tempo, quello che dovrebbe essere tempo libero, davanti a un monitor, come se fosse la mia sola finestra sul mondo, facendo cose che potrei fare in altri momenti, o non fare per niente.

Questa domenica no. Continua a leggere “Quattro passi sul Monte Antola”

Cipolla e le leggi della stupidità

Carlo M. Cipolla è stato un insigne studioso di storia economica, famoso tra il grande pubblico per il pamphlet Le leggi fondamentali della stupidità umana (edito in Italia col titolo Allegro non troppo). Tra i tanti modi per classificare le persone, quello di Cipolla aiuta a imparare dall’esperienza, evitando di subire danni e disperdere energie in rapporti con le persone sbagliate.

Cipolla classifica le persone in quattro categorie, basandosi sul loro comportamento e su come questo risulti vantaggioso o dannoso per sé stessi e per gli altri: Continua a leggere “Cipolla e le leggi della stupidità”

Ma Erlendur Sveinsson è morto?

Non sono un appassionato di libri gialli. Per dire, non ho mai letto né Agatha Christie, né Conan Doyle, né Simenon, quindi mi manca proprio l’ABC. Certo da bambino guardavo i film del commissario Maigret con Gino Cervi e quelli di Nero Wolfe; e chi non ha visto almeno una trasposizione di Dieci piccoli indiani. Comunque sia, a tratti mi è capitato di appassionarmi a serie di questo genere. Così ad esempio ho letto tutta la saga di Pepe Carvalho di Manuel Vasquez Montalban, la trilogia Millennium di Stieg Larsson (sto guardando con diffidenza il quarto capitolo scritto da un altro dopo la sua morte, ma prima o poi ci cascherò) e continuo a comprare i romanzi di Camilleri della serie Montalbano ogni volta che ne esce uno. Continua a leggere “Ma Erlendur Sveinsson è morto?”