L’ateismo militante non è laico

[So che è un argomento troppo impegnativo per un blog, troppo complesso per essere trattato in mezz’ora. Ma volevo scrivere su queste cose già da un pezzo e ora vedo che intellettuali di ben altro livello si permettono di trattarle nello spazio di una colonna. Prendo esempio e mi adeguo, per quel che vale. Se non altro servirà a chiarirmi le idee.]

Sull’Espresso del 23 luglio Eugenio Scalfari scrive un articolo dal titolo – e sottotitolo: “Atei militanti ecco perché sbagliate – Un conto è non rispecchiarsi in alcuna religione rivelata. Altro è credere, in modo assoluto e intollerante, nel grande nulla”. In realtà non è chiaro se il titolo sia suo (nei giornali i titoli li fa quasi sempre qualcun altro) e il termine “militante” non compare più nel testo, che sembra prendersela genericamente con gli atei, ma l’intenzione mi pare quella. Gli risponde puntuale Angelo Cannatà su il Fatto quotidiano del 30 luglio: “Scalfari, ora devi spiegare ai lettori cosa pensi degli atei”. Da biografo-esegeta di uno Scalfari che si è sempre dichiarato non credente, Cannatà si dice sorpreso (ma pare si senta indignato e tradito) da questa presa di posizione e timoroso che sia – orrore e vergogna! – sintomo di una conversione tardiva dell’anziano intellettuale.

Vorrei poter dire di essere d’accordo con Scalfari e credo sia così nella sostanza, ma bene fa Cannatà a chiedergli spiegazioni perché il testo di Scalfari è insoddisfacente e intriso di una stizza che lo allinea all’intolleranza di coloro che attacca. Si vede che qualche ateo militante lo ha innervosito di recente. Comunque stiano le cose, dirò cosa ne penso io, che sia aderente allo Scalfari-pensiero o no.

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Val di Fassa e dintorni

Camminare e stancarmi in montagna, calarmi completamente nella natura e usare tutti i miei sensi per apprezzarne la bellezza: è questo il modo migliore per sentirmi qui e ora, quella sensazione che dovremmo cercare in ogni istante della nostra vita e che quasi sempre perdiamo, vittime come siamo del tran tran quotidiano.

Da molti anni passiamo vacanze sulle Dolomiti. Siamo innamorati di queste montagne e ne abbiamo esplorato molte zone, per lo più sul versante altoatesino: dai gruppi del Sella e Sassolungo, su attraverso Fanes, Sennes e Braies, fino alle Dolomiti di Sesto. Nel periodo recente, per una dozzina d’anni di fila abbiamo fatto base in bassa Badia, ospiti di un maso che per noi resta “casa”. Quest’anno abbiamo cambiato versante, spostandoci a sud del Sella, con base a Canazei, per visitare la val di Fassa e le montagne che la circondano. Per quel che siamo riusciti a capire in questi pochi giorni, queste zone non hanno nulla da invidiare a quelle che già conosciamo, a parte forse una minor cura dei sentieri e della segnaletica. I panorami sono come sempre mozzafiato e l’accoglienza è ottima e organizzata. La scelta delle gite è stata piuttosto estemporanea, qualche volta seguendo consigli o cercando itinerari noti, altre volte decidendo in base a quel che ci suggerivano intuito e cartine. Ne è venuto fuori un assortimento eterogeneo: qualche gita impegnativa da veri escursionisti, qualche passeggiata pigra, buona per le gambe fiacche. Nell’insieme siamo stati fortunati sia nelle scelte che nel meteo. Quel che segue è solo un breve resoconto della nostra vacanza, caso mai qualcuno fosse interessato alle stesse gite.

Primo giorno: Val de Contrin – Passo San Nicolò

Secondo giorno: Passo San Pellegrino – Forcella Pradazzo – Rifugio Laresei

Terzo giorno: giro del Sas Becé

Quarto giorno: sentiero Friedrich August e Val Duron

Quinto giorno: “ritorno a casa” in Val Badia

Sesto giorno: Piz Boè

Settimo giorno: sentiero attrezzato delle Scalette fino al lago d’Antermoia e ritorno dalla valle del Vajolet

Ottavo giorno: passo Fedaia da Pian Trevisan

Nono giorno: Sentiero attrezzato del Gronton e laghi di Lusia

Decimo giorno: Val Venegia e Trekking del Cristo Pensante

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Bella vita, bella morte

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Sono stato a un funerale. Il funerale di un ottantaseienne che ha avuto fino all’ultimo l’entusiasmo e l’energia di un ragazzo, sempre pieno di vita e di amore per la vita, una vita nella musica e per la musica. Diritto e asciutto, ha continuato a spremere note dal suo sax fino all’ultima sera. Anche se si sentiva un po’ strano. L’ictus lo aveva già attaccato, ma lui non lo sapeva ancora. E forse non lo ha mai saputo. È tornato a casa sulle sue gambe e se n’è andato nel sonno.

Ho visto gli occhi arrossati di molte persone adulte. E non parlo solo dei famigliari. Perché tutti gli volevano bene, perché la sua morte ha colto tutti impreparati, nonostante l’età.

Un funerale non è mai una cosa piacevole, eppure questa volta ho provato almeno un senso di serenità. Se n’è andata una bella persona, che ha vissuto fino all’ultimo una vita lunga, intensa e condivisa. Se n’è andata senza paura e senza sofferenza. Ci mancherà.

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Sul Monte di Portofino

davQuando un americano mi chiede dove abito e rispondo a Genova, di solito annuisce ma non ha la minima idea di dove si trovi. L’Italia è un paese piccolo nella lontana Europa, dalla forma buffa, il cibo proverbialmente buono e gli uomini politici improbabili (forse quest’ultima cosa non fa più scalpore, anche dalle loro parti si difendono bene). Se invece ha viaggiato e conosce la geografia, ci pensa un po’ e poi dice “ah sì… è un posto vicino a Portofino, vero?”.

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USA 2016

There was no planning for insanity. With enough revolutions and elections, enough transfers of power, eventually a madman would take the reins. It was inevitable.

Hugh Howey – SHIFT

Naturalmente si tratta solo di un romanzo di fantascienza post-apocalittico, ambientato in un futuro prossimo distopico. Nel mondo reale noi continueremo la nostra vita pensando che tutto sia normale, che il nostro mondo proceda su un binario stabile. Almeno per ora.

Speriamo che sia così.

Ventata di ottimismo

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Nel nostro paese civile, avanzato e tecnologico due treni si scontrano frontalmente: 23 morti e 52 feriti in uno scenario da incubo. E questo perché in quella tratta a binario unico il traffico è regolato manualmente, via telefono o fonogramma tra capistazione. “Fonogramma”, una parola che pensavo non si usasse più. Nessun controllo automatico, sensori, computer, dispositivi di sicurezza, macché.

Passano due giorni. Continua a leggere “Ventata di ottimismo”

Quattro passi sul Monte Antola

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Troppo spesso dimentico di vivere in un meraviglioso angolo di mondo chiamato Liguria, in una città sul mare che è anche a un passo dalle montagne. Troppo spesso perdo il mio tempo, quello che dovrebbe essere tempo libero, davanti a un monitor, come se fosse la mia sola finestra sul mondo, facendo cose che potrei fare in altri momenti, o non fare per niente.

Questa domenica no. Continua a leggere “Quattro passi sul Monte Antola”

Cipolla e le leggi della stupidità

Carlo M. Cipolla è stato un insigne studioso di storia economica, famoso tra il grande pubblico per il pamphlet Le leggi fondamentali della stupidità umana (edito in Italia col titolo Allegro non troppo). Tra i tanti modi per classificare le persone in categorie, quello di Cipolla aiuta a imparare dall’esperienza, evitando di subire danni e disperdere energie in rapporti con le persone sbagliate.

Cipolla classifica le persone in quattro categorie, basandosi sul loro comportamento e su come questo risulti vantaggioso o dannoso per sé stessi e per gli altri: Continua a leggere “Cipolla e le leggi della stupidità”

Ma Erlendur Sveinsson è morto?

Non sono un appassionato di libri gialli. Per dire, non ho mai letto né Agatha Christie, né Conan Doyle, né Simenon, quindi mi manca proprio l’ABC. Certo da bambino guardavo i film del commissario Maigret con Gino Cervi e quelli di Nero Wolfe; e chi non ha visto almeno una trasposizione di Dieci piccoli indiani. Comunque sia, a tratti mi è capitato di appassionarmi a serie di questo genere. Così ad esempio ho letto tutta la saga di Pepe Carvalho di Manuel Vasquez Montalban, la trilogia Millennium di Stieg Larsson (sto guardando con diffidenza il quarto capitolo scritto da un altro dopo la sua morte, ma prima o poi ci cascherò) e continuo a comprare i romanzi di Camilleri della serie Montalbano ogni volta che ne esce uno. Continua a leggere “Ma Erlendur Sveinsson è morto?”

Hayao Miyazaki

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Scrivere di Miyazaki in mezz’ora è dura. Potrei dirvi che è il miglior regista di animazione mai esistito, Disney al confronto era un nano (esagero, lo so). I miei bambini sono cresciuti guardando a ripetizione Il mio vicino Totoro, poco importava loro che fosse su una videocassetta in inglese perché in Italia non lo avevano ancora distribuito. Potrei dirvi di partire da lì e poi guardarvi tutti gli altri film e avrei detto abbastanza. Ma visto che questo l’ho scritto in molto meno di mezz’ora proverò a dire qualcosa di più. Continua a leggere “Hayao Miyazaki”